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29 maggio 2013 «Le urlavo di respirare È morta tra le mie braccia»

29 maggio 2013 «Le urlavo di respirare È morta tra le mie braccia»

«Mi è morta tra le braccia». Dario Fo racconta gli ultimi istanti di Franca. Li ripete a se stesso quasi a convincersi che sia accaduto davvero. «Si era alzata come tutte le mattine. Forse più affaticata del solito, la notte aveva tossito tanto. Ma insomma, era in piedi. Come sempre preoccupata per me, che la valigia fosse pronta, che non dimenticassi niente. Sarei dovuto partire per Verona, per le prove dello spettacolo su Maria Callas che avevamo scritto insieme e che avrei dovuto interpretare sabato all’Arena. Ma poi d’un tratto le manca il fiato. Franca! Che succede?! Mi guarda come per chiedermi aiuto. Respira! le grido. Respira forte! Non ce la fa, il suo petto si solleva sempre più lento. Quando arriva l’ambulanza è ormai fermo. I medici provano in ogni modo a rianimarla. Ma lei non c’era già più».


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Difficile credere a quelle parole: Franca non c’è più. Dopo sessant’anni insieme, come pensare a un domani da solo quando si è sempre stati in due? Dario e Franca, Franca e Dario. Più che una coppia, una cosa sola. Come Filemone e Bauci, due grandi alberi con radici e rami intrecciati.

Addio a Franca Rame

2135891-francarameContinua a parlare di lei Dario, di quei dolori sempre più forti negli ultimi mesi, del prurito violento che la tormentava negli ultimi giorni. Della sua stanchezza e della sua forza. Di come la sera prima avesse voluto farsi leggere tutto di fila l’ultimo testo scritto con tanta fatica e ostinazione: Fuga dal Parlamento . «La sua esperienza al Senato, ripensata e confrontata con quello che accade oggi. I prodromi di quell’orrendo sfascio cui stiamo assistendo». Il suo testamento politico e civile. Franca sognava di portarlo lei stessa in teatro.
Nel salotto di casa, tutto parla di lei: i tanti ritratti di Dario, la poltrona con il cuscino davanti alla tv, una sciarpa rimasta lì… Gli amici più stretti, Gad Lerner, Felice Cappa, i giovani collaboratori devoti come figli, Chiara, Luca, Fabrizio, tutti fanno cerchio intorno a Dario. Cercano di proteggerlo dal telefono che suona di continuo. Lui paziente non si nega, saluta, ringrazia chi lo chiama. Scuote la testa ripensando a quest’anno orribile: «Se ne sono andati tutti, Jannacci, Missoni, Melato, Don Gallo…».

Franca Rame negli anni ’50 e ’60: bellezza in bianco e nero

Aspetta l’arrivo di Jacopo, il loro figlio, partito a rotta di collo dall’Umbria. E intanto non smette di parlare di lei, come a tentare di riacciuffarla ancora. Ogni tanto con la mano indica la loro stanza. Franca è là, distesa sul loro letto. Addormentata per sempre, attorno al viso un foulard rosa pallido, il colore di quegli orecchini di corallo, dono di Dario, che indossava sempre. «Il solo conforto è che ero qui. Fosse successo solo un’ora dopo, quando ero già partito, non mi sarei mai dato pace». Neanche lei l’avrebbe permesso. Mai sarebbe potuta andarsene senza un ultimo abbraccio di Dario. «Ci siamo amati tanto, ma non tutto è stato rose e fiori. Ci sono stati momenti difficili…». Anche scioccanti, come quando nel 1989 Franca annunciò in diretta tv di volerlo lasciare. «Eravamo reduci da un litigio clamoroso, ma mai avrei pensato… Sapevo che quel pomeriggio lei andava dalla Carrà e da casa guardavo la diretta, quando la sento dire: ho deciso di lasciare Dario, niente dura per sempre, morto un papa se ne fa un altro… Mi è venuto un colpo».

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Non è stato il solo choc. «Ogni tanto spariva. Un mese, due, via da casa. Una volta un’intera estate da Jacopo. La chiamo dicendole che basta, che arrivo anch’io, e lei: vieni pure ma non mi trovi». Tosta, tostissima Franca. Non certo il tipo che fa finta di niente, che gira la testa dall’altra parte. Piuttosto meglio metter in pratica quel titolo scritto a quattro mani e due cuori con Dario: Coppia aperta, quasi spalancata . Ma sempre e comunque coppia.
«Siamo stati esageratamente fortunati. Gli ultimi anni sono stati i più dolci. Amici, complici. Lei non solo bella come nessuna, non solo brava sulla scena, ma anche intelligente e coraggiosa. Non c’è galera che non conoscesse, per Soccorso Rosso aveva girato tutte le carceri. Così come era di casa negli ospedali, nei centri sociali. Pronta a mettere insieme in poche ore dei congelatori per conservare le medicine o dei materassi per i rom sfrattati». Una vita, mille avventure. «C’erano sere che non potevamo tornare a casa, minacciati di morte, sempre in predicato di venir arrestati… Dopo lo spettacolo, si sgusciava da qualche uscita d’emergenza e ci si rifugiava a dormire da qualche amico». Il teatro non è mai un mestiere facile, tanto più se, come il loro, coniugava ogni sera arte e politica. «Franca è nata sulla scena, la sua è una grande famiglia di comici dell’arte. Sua madre, l’Emilia, l’ha fatta debuttare neonata nei panni dell’infanta in Genoveffa di Brabante . Quando ha saputo che volevamo sposarci, mia suocera ha mandato un lamento: un altro attore in famiglia! In cambio ha preteso che ci sposassimo in chiesa. Era convinta che le unioni degli altri figli non fossero andate bene perché non consacrate. In effetti la benedizione del parroco di Sant’Ambrogio ha funzionato». «M i è morta tra le braccia». Dario Fo racconta gli ultimi istanti di Franca. Li ripete a se stesso quasi a convincersi che sia accaduto davvero. «Si era alzata come tutte le mattine. Forse più affaticata del solito, la notte aveva tossito tanto. Ma insomma, era in piedi. Come sempre preoccupata per me, che la valigia fosse pronta, che non dimenticassi niente. Sarei dovuto partire per Verona, per le prove dello spettacolo su Maria Callas che avevamo scritto insieme e che avrei dovuto interpretare sabato all’Arena. Ma poi d’un tratto le manca il fiato. Franca! Che succede?! Mi guarda come per chiedermi aiuto. Respira! le grido. Respira forte! Non ce la fa, il suo petto si solleva sempre più lento. Quando arriva l’ambulanza è ormai fermo. I medici provano in ogni modo a rianimarla. Ma lei non c’era già più».
Difficile credere a quelle parole: Franca non c’è più. Dopo sessant’anni insieme, come pensare a un domani da solo quando si è sempre stati in due? Dario e Franca, Franca e Dario. Più che una coppia, una cosa sola. Come Filemone e Bauci, due grandi alberi con radici e rami intrecciati.

Da “il corriere”




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