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martedì 21 maggio 2019
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Un ricordo di Margherita Hack

Un ricordo di  Margherita Hack

Margherita Hack
nata a Firenze, 12 giugno 1922 – morta a Trieste, 29 giugno 2013

Il 29 giugno 2013, se ne andava Margherita Hack, un personaggio a tutto tondo, che ha travalicato i confini dell’astronomia. Ecco come ci piace ricordarla, nei ricordi di Gianluca Ranzini, astrofisico e giornalista di Focus.

L’ho conosciuta a metà degli anni Novanta, quando ero direttore scientifico del Planetario di Milano. Poi l’ho incontrata diverse volte nel corso del tempo, e negli ultimi anni ho avuto l’opportunità di lavorare a più stretto contatto con lei per scrivere due libri. Ci siamo visti qualche volta, ci siamo più spesso sentiti via email (Margherita, malgrado l’età, aveva una certa pratica con le nuove tecnologie). Ultimamente però aveva ridotto i suoi impegni pubblici, proprio perché il fisico non le consentiva più quello che invece il suo spirito sempre vivace le suggeriva. Anche se, magari una settimana dopo aver declinato un invito, la si ritrovava in giro per l’Italia a una conferenza o a una premiazione, carica di nuove energie.

TRANQUILLA, MA NON SEMPRE. Per quello che l’ho conosciuta, posso dire che Margherita nel privato era più pacata di come la si vedeva per esempio in televisione. Quando però aveva davanti una platea si illuminava, e non si risparmiava. Avrebbe sempre parlato per ore. Almeno fino a quando il suo mitico marito Aldo, conosciuto da ragazzina a Firenze e compagno letteralmente da una vita, dalla prima fila l’apostrofava con il suo nomignolo dicendo: “Oh Marga, adesso l’è ora di andare a casa!”.

La Hack è stata per l’Italia quello che Carl Sagan ha rappresentato per gli Stati Uniti: un grande scienziato, prima donna direttore di un osservatorio nel nostro Paese, che si è scoperto altrettanto grande divulgatore. In questi anni di “pensione”, Margherita di fatto era sempre impegnata a scrivere libri o a girare ovunque per intrattenere un pubblico di specialisti o di appassionati. Rimanere a casa a riposare non era davvero nella sua indole.




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